Archivio dell'autore: fraten

Tra l’intelligenza e l’umanità.

E’ un sabato mattina insolito per come ho vissuto gli ultimi mesi.

Piove un sacco, in Bovisa si sentono le gocce battere sul tetto di legno, ho finito la mia colazione ops il mio brunch casereccio, non ho lego e anelli tra le mani e nemmeno di colori con cui dipingere ma mi preparo per il lavoro di oggi in showroom. Un evento. Gente a cui sorridere, spazio e allestimento da sistemare, tempo da far passare al meglio ai miei ospiti.Il mio lavoro.  Tutte cose che so fare, esperienza pluriennale! Ma non è questo il pensiero che voglio tracciare e che ho in mente da ieri sera, quello per cui mi sono messa a scrivere qui, dove ho iniziato tempo fa a raccogliere i pensieri importanti, per non perderli tra le mille quotidianità.

In uno dei tanti venerdì possibili di una città che corre, ieri sera ho avuto una chiacchiera di quelle che piacciono a me. Con una delle persone de ‘la famiglia che ti crei’ e ho compreso una cosa importantissima (grazie Ale).

Sono anni che vivo fuori casa, anni che faccio cose e vedo gente. Anni pieni di venerdì sera, di concerti, di spettacoli di teatro, di mostre, di serate, di condivisioni di case, di fidanzati e non fidanzati, di gruppi a cui appartengo e non appartengo ma c’è una cosa che accomuna tutto e che mi fa ogni volta scegliere con chi stare: l’umanità. Non credo che sia il significato letterale della parola e quello che tutti comunemente gli danno ma non ho un altro vocabolo con cui definirla. Non si tratta di elitè, non si tratta di essere accomunati da lauree, o da generi musicali o da tipologia di lavoro. Non si tratta di sentirsi prescelti, di sentirsi gruppo o branco, i migliori, un partito, una squadra. Niente di tutto ciò. Non una maglia o un’etichetta. Semplicemente affetto, umanità. E’ quello che riconosco nelle persone che ho scelto più o meno consciamente, per come ci siamo scelti, senza (quasi) saperlo. Senza distinzioni di provenienza. Accettando (non per modo di dire o perchè va di moda) le singolarità reciproche, nelle loro diversità, nei loro pregi e anche nei loro limiti.

Credo che sia questo che mi fa racchiudere tutti nel concetto di famiglia acquisita.

Stando ognuno nella propria parte di mondo. Chi a Londra, chi a Cipro, chi a Roma, chi a Berlino, chi a Milano, chi in provincia, chi a Varese, chi a Brescia, chi in India, chi a Trieste, chi sui monti e chi su un’isola. Ognuno nella propria casa, nella propria giornata, nella propria routine, nel proprio percorso. Senza per forza vedersi ogni giorno o parlarsi al telefono ma in una connessione invisibile ma sempre presente.

Allora penso che sia questo che dà un senso al tutto. Aldilà dello stare in un paese in crisi, aldilà di far parte di una generazione senza punti di riferimento.

Sarà anche un concetto semplice e forse un pò scontato ma per me, in un sabato mattina piovoso e milanese, prima di entrare nella ‘milanodabere’ e nella futilità degli eventi è sembrato un concetto di tutto rispetto.

Buon sabato cari.

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bianca non è la rosa che porto a te

un sabato notte in attesa di vinicio, lo ascolto, ascolto il nuovo album, pieno tra le altre di vecchie canzoni rivisitate. Bello.

Ho inviato il libro della mia Parigi di ben 2 anni fa ad una persona ancora in cerca di identità, non so ancora se l’ho fatto per reinviarlo a me o se è perchè rosa è la rosa che porto. L’ho inviato e basta. Così come ho detto e basta una vera verità qualche giorno fa.  Finalmente senza conseguenze. Questa è forse la cosa più importante che ho imparato dai tempi delle strade di Francia.

E’ un apparente strano stato di tranquillità con tutto attorno che cade, cambia, si trasforma senza nessuna sicurezza. Eppure mi sento così. Chi l’avrebbe mai detto.

A ver.

 

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il ritorno della neve

…ho preso la chitarra senza saper suonare, volevo dirtelo, adesso stai a sentire…non ti confondere adesso stai a sentire…altro che il luna park, altro che il cinema, altro che superman, altro che chiacchiere…io e te…che ci abbracciamo forte io e te che ci sbattiamo forte io e te che andiamo contro vento…che siamo ancora in piedi in mezzo a questa strada…io e te che abbiamo fatto a pugni sino a volersi bene…che siamo 2 puntini ma visti da lontano…che ci aspettiamo il meglio come ogni primavera…altro che nevica…

eh già altro che nevica, è passato un anno dalle ultime volte in cui scrivevo spesso in questo blog e tutto ciò non mi sorprende. Ancora non ho imparato a gestire bene la mia energia e a riservarne un pezzo nonostante tutto a me e solo a me. Ecco il motivo del mio assenteismo, lo stesso del ritorno alla scrittura a getto di stanotte. Di ritorno da una serata di salti con quelle bellezze di persone di cui amo circondarmi, mi strucco, penso che domani vado a festeggiare il primo anno di luce di quella meraviglia di mio nipote e che si chiude un altro weekend di questo febbraio con la neve, con le note di Lorenzo cantato a squarciagola ancora nelle orecchie.

Mi chiedo se sono ancora la stessa persona che si aspetta il meglio come ad ogni primavera.

Mi chiedo quanti anni ci saranno ancora come questo. Un anno di coinquilinanza, di sambuca, di occhiaia post sabato sera, di sigarette nel letto, di pollo al curry, di viaggi improbabili, di corsi di francese, di camminate sul filo dell’equilibrista.

E’ un febbraio con la neve e il ghiaccio.

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la despedida que merece

Hay personas en el mundo que se encuentran con un proyecto preciso, listo, escrito. Hay vijadores que cruzan sus calles para un segundo, un minuto, una hora, un ratito suficiente para cambiar para siempre el singulo camino no tanto para lo que hagon en este momiento si no por la posicion que van a tener en la vida de cadauno. Cuando las encuentras, cuando las reconoces es como una epifania. No sabes porque, no sabes que van a tener en comun con ti pero de repente sabes que son hermanos y que siempre las quiereras. Estrellas que haran parte de tu cielo. Mirandote a distancia o compartiendo tu dyas, no importa, estan allì. Cuando eso pasas terminas piensando a como el mundo se puede hacer pequeno, terminas piensando a como todo tiene una connexion, a como nada pasa por casualidad y es un sentido que no logras de esplicar con palabras. Terminas llorando delante de un train sin saber exacatemente porque o escribiendo un apunto por internet sabiendo que no te importa nada, pero nada, de quien lo va a leer porque lo mas importante esa noche ya ha pasado, porque no cambiarias ni un encuentro de este tipo con otras cosas al mundo, porque la melanconia de una despedida de uno de estos hermanos no es nada delante de una sonrisa con una copa de vino con la sensation de compartir todo.

Suerte hermano, feliz camino. Nos vemos pronto.

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il mondo della rete

…oh piccoli poveri  sfigati della rete nascosti dietro ad un pc…stavo per iniziare il mio post così ma poi ho pensato che non sporco nè la mia poesia nè la mia immagine per dei segaioli (ops fraten, non si dice) che potrei aver incontrato in qualche locale ultimamente e non aver considerato. Adoro il mondo virtuale dove tutto si può e dove la gente veramente non ha idea di con chi sta parlando! Nella prossima piece dello spettacolo devo proporre questo pezzo, me lo segno, mentre suona il tango di quei 2 pazzi che al piano terra mettono 32 figure (o qualcosa del genere) in 2 minuti e 30 come colonna sonora! grazie per l’idea.

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Il vacanzO

Ovvero: un’estate che di femminile ha solo l’apostrofo!

Dopo un’estate 2010 passata tra Rue, classi di francese, cinemà a st. etienne e negozi vintage il devastante anno di crisi prospettava una NON vacanza, assoluta ristrettezza economica, anno di risparmio… e invece…e invece scopri che attorno a te hai una famiglia, quella acquisita, che sembra sia sempre stata lì ad aspettare di poterti dare una mano, di prendersi cura di te, delle tue crisi (materiali e immateriali), pronta a rapirti e a portarti nella più bella Spa naturale del mondo. Biglietto aereo low cost per l’andata e  nave della speranza per il ritorno, zaino in spalla, quaderno alla mano, sacco a pelo, costume e sciarpa per la notte, un pandino pronto ad aspettarti allo sbarco con due cavalieri con cui cantare a squarciagola la poesia di Mannarino…cosa si può volere di più?

fraten?

Terence Mkenna dice che l’evoluzione sarà un grande party. Io me lo immagino esattamente così, uguale a tutti i giorni che ho vissuto in questo Agosto, una tenda che si apre alle 8 del mattino sul mare cristallino, un fornelletto per il profumo del caffè al gingseng, magari dei biscotti senza zuccheri aggiunti o delle gallette di riso  (eh mica posso mangiare la pizza dopo 10 anni a Milano il mio corpo ha iniziato chissà come a rifiutare tutto ciò che è leggermente industriale,ma si può vivere benissimo di cereali, verdure e carne bianca, giuro!) e ogni tanto, qualche sera, una birretta.

E’ l’evoluzione? è un party? è la fraten? Non so, so solo che le cose senza nome sono sempre le più forti e questo VacanzO ’11  lo è proprio stato!

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TrentadueMezzeStagioni

Affidarsi-Fidarsi-Puòdarsi

Sarà ricordato come il compleanno in cui la fraten ha iniziato a farsi trasportare? come il compleanno in cui  ha  preso coscienza del precariato emotivo relazionale del mondo degli -enta? o per gli incontri casuali di persone che non vedeva dal 1820, per i corpi dei quadri del posto nuovo in via teodosio (grazie), per le idee di rapimento delle mie brujas con rito psicomagggico, per il non ne vale la pena tanto direttamente da londra, per un vinicio non visto con brindisi finale alla maledetta autonomia e alla bella impossibilità di stare nella finzione?

 

Ancora non si può dire.

Quello che mi sorprende ogni volta è l’appurare quanto il compleanno sia stato inventato per tirare una riga e fare i conti. Sommo gli addendi, mi guardo attorno e alla fine, nonostante tutto c’è il più davanti al risultato finale…persino a conteggio preventivo.

Concedersi di essere felice è un regalo prezioso.

Buon compleanno a me.

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