poi diventa uno zoombie e incontra un leopardo…

La vera scoperta di questa settimana rimane Sung Ik, non c’è che dire. Vincere la gara dell’ironia con i francesi è facile, si sa, ma superare tutti venendo dalla Corea è un’impresa miracolosa.  A 35 anni un manager italiano non avrebbe mai mollato tutto per imparare una lingua ostrogota, così come ,in effetti, un ragazzo europeo non avrebbe mai girato un film indipendente a 23 anni che racconta di un uomo che per strada ferma i passanti chiedendo la definizione di ‘good girl e del good love’…fin qui reggeva anche ma…quando l’uomo diventa uno zombie e incontra un leopardo ho avuto il sospetto di essermi persa qualche passaggio logico…so che il mio inglese è quasi peggio del mio neo francese ma giuro che ha detto Leopardo e giuro che ha detto zombie! Anyway lui che gira in bermuda di lino bianche e con un ombrellino a pois blu lo ha fatto e avrà per sempre la mia più profonda stima.

Parentesi Sung Ik a parte questa Parigi con la pioggia e il freddo mi è parsa ancora un’altra città in questi giorni…forse perchè ho una coinquilina speciale per qualche giorno che sta condividendo ogni singola follia della Paris della fraten: la performance de ‘un coreano e un’italiana studiano francese aiutati dai viaggiatori del metro’ – Linea 4 ogni giorno ore 18.30 circa, la cena all’Hippo Hippo con un gruppo di ingegneri così come dire…ecco meglio non dire, il mitico bar de la Bastille, la casa degli artisti di Rue Rivoli 59, lo shopping a fiorellini, la cena indiana, Jughi e l’essere direttori tecnici di un teatro a Twain all’età di 22 anni, Ligabue e Verdi nello stesso sms, il possibile materializzarsi di ogni film (chi di voi non crede che un ragazza dichiaratamente brutta e dal naso grosso, attiva politicamente e dai discorsi culturalmente alti, possa capitare in un villaggio vacanze e far innamorare il ballerino figo che decide di non andare a più letto con delle vecchie per soldi e investe il suo tempo insegnandole a ballare sui tronchi smetta di leggere in questo momento). Sì, i film si materializzano, come la realtà, quella che vogliamo…altrimenti cosa mi permetterebbe di vivere a Montmartre e domattina di far colazione a Le du Molins?

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